Normativa

Come per tutti i sistemi che utilizzano trasmissioni radio per il loro funzionamento, l’utilizzo delle apparecchiature “Wi-Fi” è regolamentato da specifiche disposizioni normative.

L’utilizzo di apparecchiature 802.11 è regolato dal D.P.R. n. 447/01 entrato in vigore il 1° gennaio 2002.

Per utilizzare le apparecchiature “Wi-Fi” non è più richiesta alcuna concessione, dal momento che, a seguito della legge n. 448/1998, è stato adottato il nuovo regime delle licenze individuali e delle autorizzazioni generali per i servizi di telecomunicazione ad uso privato.

Per quanto riguarda l’utilizzo dello spettro di frequenze, poi, esso è stato regolamentato dal D.M. del Ministero delle Comunicazioni 28 febbraio 2000 di “Approvazione del piano nazionale di ripartizione delle frequenze”. Tale piano di ripartizione ha stabilito che le frequenze della banda 2.400-2.483,5 MHz (quelle per l’appunto utilizzate dagli apparati “Wi-Fi”) possono essere impiegate per usi civili per reti locali per trasmissione dati a larga banda con tecniche a dispersione di spettro (R-LAN) in accordo con la raccomandazione della CEPT ERC/REC 70-03 (il CEPT è la Conferenza Europea delle Poste e Telecomunicazioni).

E’ necessario chiarire, tuttavia, che il libero utilizzo di tali apparati è consentito solo in alcuni casi; nel caso in cui l’utilizzo non rientri in quelli elencati, sarà necessario richiedere un’autorizzazione generale al Ministero delle Comunicazioni.

Le bande radio di tipo collettivo possono essere usate per due scopi:

1.    Reti ad Uso Privato
2.    Reti per Accesso Pubblico

•    Le Reti ad Uso Privato possono essere implementate per il trasporto di traffico di pertinenza propria, ad esempio un collegamento tra due sedi di una stessa azienda.
•    Le Reti per Accesso Pubblico possono essere implementate per il trasporto di traffico per conto di Terzi, ad esempio un Hot Spot in un albergo.

Le autorizzazioni richieste sono ovviamente di livello diverso, ma pur sempre relativamente semplici. La normativa legale che regola le bande di tipo collettivo è contenuta nel Titolo III del Codice delle Comunicazioni Elettroniche (DL 1/9/2003, n.259).

Si ottiene facilmente il permesso per l’installazione e l’utilizzo di reti wireless ad Uso Privato con prodotti WiFi ed HIPERLAN.

Nel caso di rete radiolan all’interno del proprio “fondo privato” l’uso è completamente libero, senza richiesta di autorizzazione.

Nel caso di attraversamento del suolo pubblico è necessario chiedere l’Autorizzazione Generale ad Uso Privato, rilasciata dopo 60 giorni dal Ministero delle Comunicazioni presentando un modulo (Allegato 19) tramite l’istituto del “silenzio-assenso”.

La realizzazione di uno o più Hot Spot richiede una procedura burocratica più complessa, è infatti  necessario ottenere l’Autorizzazione Generale per la fornitura al pubblico dell’accesso radio LAN alla rete ed ai servizi di telecomunicazioni.

Si assiste alla nascita dei WISP: Wireless Internet Service Provider, in possesso di autorizzazione generale ed iscrizione al ROC (Registro Operatori Telecomunicazioni).

Anche l’accesso alla rete Internet è regolamentata da norme ben precise.

Si riporta un sunto della normativa attualmente in vigore in Italia.

Normativa dal 2001 al luglio 2005

Fino al 2001 il riferimento legislativo per l’utilizzo di apparecchiature operanti nelle bande di frequenza [2,4 - 2,4835] GHz (comunemente detta banda a 2.4 GHz), [5,15 - 5,350] GHz e [5,47 - 5,725] GHz (comunemente dette bande a 5 GHz), utilizzate per la trasmissione wireless LAN, era dato dal DPR 447 del 5 Ottobre 2001. Il decreto stabiliva che tali frequenze potessero essere impiegate solo nell’ambito di LAN ad uso privato, mentre per connettere una WLAN alla rete pubblica occorreva un’autorizzazione generale del Ministero nonché il pagamento di un canone.

A partire dal gennaio 2002, il regolamento di attuazione dello stesso DPR 447 del 5 Ottobre 2001 consente l’utilizzo di dispositivi di WLAN che operano sulle bande di frequenza appositamente assegnate, senza più la necessità di richiedere alcuna concessione.

Il quadro regolamentare definitivo per l’utilizzo della tecnologia Wi-Fi in ambito pubblico è dato però dal cosiddetto decreto Gasparri del 28 Maggio 2003, che regola le condizioni per il rilascio delle autorizzazioni generali per la fornitura al pubblico dell’accesso Radio-LAN alle reti ed ai servizi di telecomunicazioni.

La delibera dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (num. 102/03/CONS) precisa che non è necessario disporre di licenza o autorizzazione per l’erogazione di servizi di connettività di rete nel caso l’attività commerciale non abbia come oggetto sociale principale l’attività di telecomunicazioni (es. bar, alberghi, centri commerciali).

Il Decreto Pisanu (27 luglio 2005)

Con il decreto “Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale”, noto come decreto Pisanu, del 27 luglio 2005, (modificato con la legge 31 luglio 2005, n. 155) alcune delle norme citate precedentemente sono state variate. Le norme si applicano ai fornitori di una rete pubblica di comunicazioni o di un servizio di comunicazione elettronica accessibile al pubblico.

In particolare:

•    L’articolo 6, comma 1, impone la non cancellazione di tutti i dati relativi al traffico telematico, escluso il contenuto delle comunicazione e limitatamente alle informazioni che consentono la tracciabilità degli accessi e dei servizi.
•    L’articolo 6, comma 3, modifica alcuni articoli del Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (“Codice in materia di protezione dei dati personali”) e stabilisce che i dati relativi alle telecomunicazioni telematiche devono essere conservati per sei mesi e poi per ulteriori sei mesi.
•    L’articolo 7 invalida la delibera dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (num. 102/03/CONS), indicando che è necessario richiedere un’autorizzazione al questore per chi mette a disposizione terminali telematici. Inoltre richiede la “preventiva acquisizione di dati anagrafici riportati su un documento di identità dei soggetti che utilizzano postazioni pubbliche non vigilate per comunicazioni telematiche ovvero punti di accesso ad Internet utilizzando tecnologia senza fili”.

Il successivo decreto attuativo fissa in modo preciso le modalità di acquisizione dei dati anagrafici dei soggetti utilizzatori e le attività di monitoraggio richieste; in particolare:

•    L’articolo 1 richiede:
o    l’acquisizione dei dati riportati su un documento di identità, “nonché il tipo, il numero e la riproduzione del documento presentato dall’utente”;
o    la raccolta e l’archiviazione di tali dati “con modalità informatiche” (l’archiviazione cartacea è possibile solo in presenza di non più di tre terminali);
o    la conservazione dei dati stessi fino al 31 dicembre 2007;
o    L’articolo 2 impone la memorizzazione dei “dati relativi alla data ed ora della comunicazione e alla tipologia del servizio utilizzato, abbinabili univocamente al terminale utilizzato dall’utente, esclusi comunque i contenuti delle comunicazioni”.
o    L’articolo 3 impone la validità massima di 12 mesi, dall’ultima operazione di identificazione, per gli abbonamenti, forniti anche mediante credenziali di accesso prepagate o gratuite, nel caso che il fornitore renda disponibili apparecchi terminali collocati in aree non vigilate;
o    L’articolo 4 impone gli stessi obblighi dell’articolo 1 (identificazione degli utenti) ai “soggetti che offrono accesso alle reti telematiche utilizzando tecnologia senza fili in aree messe a disposizione del pubblico”.

Il Decreto Landolfi (4 ottobre 2005)

Il decreto del Ministero delle Comunicazioni liberalizza l’erogazione di servizi Wi-Fi nel territorio nazionale, modificando il precedente decreto Gasparri 28 Maggio 2003. In particolare:

•    L’articolo 1 liberalizza il servizio su tutto il territorio nazionale, eliminando l’obbligo di fornire il servizio in aree a frequentazione pubblica o locali aperti al pubblico.
•    L’articolo 2 obbliga i soggetti autorizzati a consentire l’accesso indipendentemente dalla tecnologia utilizzata, favorendo di fatto gli accordi di roaming tra operatori diversi.

Inoltre questo articolo introduce il cosiddetto “Diritto d’antenna”: l’installazione di apparati e antenne deve essere garantita a condizioni “eque, trasparenti e non discriminatorie”. Non ci potranno essere quindi installazioni di apparati in esclusiva per alcuni operatori.

•    L’articolo 3 indica in 60 giorni il termine della sperimentazione per i soggetti che stanno già fornendo un servizio in maniera sperimentale.
•    L’articolo 4, riprendendo il decreto legislativo 1 agosto 2003 n. 259, mantiene il regime di autorizzazione generale per i soggetti che vogliono fornire servizi radiolan. Tale autorizzazione è da richiedere alla Direzione generale per i servizi di comunicazione elettronica e radiodiffusione del Ministero delle Comunicazioni.

Il Decreto Legge n. 248 (28 dicembre 2007)

Il decreto legge n. 248, “Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni urgenti in materia finanziaria”, del 28 dicembre 2007, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 302 del 31 dicembre 2007 (successivamente modificato dalla legge n. 31/08 del 27 febbraio 2008) modifica il decreto Pisanu del 27 luglio 2005, prorogandone i termini. In particolare:

•    L’articolo 34 modifica gli articoli 6 e 7 del citato decreto Pisanu, post ponendo il termine per la conservazione dei dati alla data di approvazione della direttiva europea 2006/24/CE e comunque non oltre il 31 dicembre 2008; il termine per la richiesta della licenza al questore è posticipato al 31 dicembre 2008.

La Direttiva Europea 2006/24/CE (15 marzo 2006)

La direttiva europea 2006/24/CE, “riguardante la conservazione di dati generati o trattati nell’ambito di fornitura di servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico o di reti pubbliche di comunicazione”, del 15 marzo 2006, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea n. L 105/54 del 13 aprile 2006 chiarifica i dati oggetto del trattamento e i relativi termini di conservazione. In particolare:

•    L’articolo 5 indica quali sono i dati da conservare per l’accesso Internet, la posta elettronica via Internet e la telefonia via Internet, ovvero
o    data e ora del log-in e del log-off del servizio di accesso Internet sulla base di un determinato fuso orario, unitamente all’indirizzo IP, dinamico o statico, assegnato dal fornitore di accesso Internet a una comunicazione e l’identificativo dell’abbonato o dell’utente registrato;
o    data e ora del log-in e del log-off del servizio di posta elettronica su Internet o del servizio di telefonia via Internet sulla base di un determinato fuso orario.
o    L’articolo 6 indica che il periodo di conservazione dei dati non deve essere inferiore a 6 mesi e superiore a 2 anni.

Il Decreto Gentiloni (8 gennaio 2007)

I providers dovranno dotarsi di sistemi in grado di oscurare i siti che diffondano, distribuiscano o facciano commercio di immagini pedopornografiche.

Tale oscuramento dovrà avvenire entro 6 ore dalla comunicazione ricevuta dal Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia (C.N.C.P.O.).

E’ quanto prevede il decreto 8 gennaio 2007 del Ministro delle Comunicazioni al fine di contrastare il fenomeno della pedopornografia in rete.

Tale provvedimento completa il percorso delineato quasi dieci anni fa, con la legge 269/1998 (“Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù”), successivamente integrata dalla legge n. 38/2006.

Il Decreto Legislativo n. 109 (30 maggio 2008)
Il decreto legislativo n. 109, “Attuazione della direttiva 2006/24/CE riguardante la conservazione dei dati generati o trattati nell’ambito della fornitura di servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico o di reti pubbliche di comunicazione e che modifica la direttiva 2002/58/CE”, del 30 maggio 2008, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 141 del 18 giugno 2008 attua la direttiva europea 2006/24/CE del 15 marzo 2006. In particolare:

•    L’articolo 2 modifica l’articolo 132 del “Codice in materia di protezione dei dati personali, prevedendo un periodo di 12 mesi per la conservazione dei dati di tipo telematico.
•    L’articolo 3 indica la categoria di dati da conservare. Per quanto riguarda i dati di traffico telematico, le categorie di dati sono:
o    nome e indirizzo dell’abbonato o dell’utente registrato a cui è stato assegnato univocamente un indirizzo IP;
o    indirizzo IP utilizzato e indirizzo di posta elettronica identificativi del mittente e indirizzo IP e nome a dominio pienamente qualificato del mail exchanger host, per l’invio della posta elettronica;
o    indirizzo IP utilizzato, numero telefonico e dati anagrafici identificativi del mittente, nel caso di servizi di telefonia via Internet.

Il Decreto Legge n. 207 (30 dicembre 2008)
Il decreto legge n. 207, “Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni finanziarie urgenti”, del 30 dicembre 2008, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 304 del 31 dicembre 2008 modifica il decreto Pisanu del 27 luglio 2005, prorogandone i termini. In particolare:

•    L’articolo 11 modifica l’articolo 7 del citato decreto Pisanu, post ponendo il termine per la richiesta della licenza al questore e l’obbligo di identificazione degli utenti al 31 dicembre 2009.

Per quanto riguarda la conservazione dei dati telematici e la tipologia di tali dati, rimane in vigore la direttiva europea 2006/24/CE recepita dal Decreto Legislativo n. 109 (30 maggio 2008).

Il Decreto del Fare (agosto 2013)

Decreto Legge 21 giugno 2013, n. 69 (Legge di conversione 9 agosto 2013, n. 98), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 20 agosto 2013, n. 194

•   L’articolo 10 “Liberalizzazione dell’accesso alla rete internet tramite tecnologia WIFI e dell’allacciamento dei terminali di comunicazione alle interfacce della rete pubblica”

"L'offerta di accesso alla rete internet al pubblico tramite rete WIFI non richiede l'identificazione personale degli utilizzatori. Quando l'offerta di accesso non costituisce l'attività commerciale prevalente del gestore del servizio, non trovano applicazione l'articolo 25 del codice delle comunicazioni elettroniche di cui al decreto legislativo 1° gennaio 2003, n.259 e successive modificazioni, e l'articolo 7 del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155, e successive modificazioni".

I limiti di potenza attuali

I limiti di potenza attuali limiti di potenza, secondo le norme ETSI attuali, per i servizi radiolan sono:
•    100 mW per la banda a 2.4 GHz.
•    1 W per la banda a 5 GHz.